Ilva, accordo fatto: “Il migliore nelle peggiori condizioni”. Il braccio di ferro salva 10700 lavoratori
giovedì 6 settembre 2018
 Dopo una lunga trattativa, i sindacati riescono a spuntare un accordo migliore per il futuro di Ilva. Ma restano ancora 3mila esuberi. L’accordo dovrà essere confermato dal referendum tra tutti i lavoratori.

Ci è voluta una lunga notte di trattativa presso il Ministero dello Sviluppo Economico per sbloccare la vertenza Ilva. Dopo un braccio di ferro tra sindacati e Mittal - che avevano bocciato la proposta iniziale di Mittal che prevedeva solo 10.300 proposte di assunzione e niente vincoli – l’accordo è stato trovato. 

“Il migliore possibile” sottolinea la segretaria della Fiom Francesca Re David "abbiamo ottenuto quello che abbiamo chiesto sin dall'inizio, quindi siamo soddisfatti. Gli assunti sono tutti, si parte da 10.700 che è molto vicino al numero di lavoratori che oggi sono dentro e c'è l'impegno di assumere tutti gli altri fino al 2023 senza nessuna penalizzazione su salario e diritti, era quello che avevamo chiesto", sull'esito delle assemblee dei lavoratori ".

“Una soddisfazione relativa” dichiara invece Sergio Bellavita, Usb nazionale, “visto che ancora siamo di fronte a 3mila esuberi, ma comunque migliorativo rispetto alle condizioni precedenti e con una clausola salvaguardia. Abbiamo ottenuto un Piano di Ambientalizzazione significativamente migliorato rispetto a quello contenuto nel contratto di cessione sottoscritto dall’ex ministro Calenda per il precedente governo. Tuttavia non dobbiamo nasconderci che con la cessione del gruppo Ilva il nostro Paese perde un pezzo importante del suo patrimonio industriale, che finisce nelle mani di una multinazionale”.

Saranno dunque reintegrati 10.700 lavoratori su un totale di 13.800 e vi saranno  garanzie per i restanti 3mila, ancora in esubero, che saranno reintegrati entro il 2023 (momento in cui termineranno tutte le bonifiche ambientali). Inoltre, articolo 18 confermato per tutti.

Il tavolo tecnico è stato ora riconvocato per le 13 per la probabile firma. I sindacati però non escludono “trappole” da parte dell’azienda. La firma poi andrà confermata dal referendum fra i 13.700 lavoratori totali di Ilva.

Sul  piano Ambientale, Mittal si impegna a garantire una valutazione di impatto sanitario, controlli stringenti su inquinamento e il controllo delle emissioni, anche quando si supereranno i 6 milioni di tonnellate di produzione.