Wind day, è emergenza inquinamento: cumuli di polvere dall'Ilva
lunedì 22 gennaio 2018
Allarme inquinamento a Taranto: oggi scuole chiuse per wind day nel rione Tamburi.

Cumuli di polvere di ferro e carbon fossile: a Taranto è ancora emergenza inquinamento per il wind day. Scuole chiuse oggi nel quartiere Tamburi del capoluogo ionico: il forte vento di maestrale che soffia dalla zona industriale verso la città ha fatto scattare l'allerta meteo e le misure straordinarie di intervento per il risanamento della qualità dell'aria per gli inquinanti PM10 e benzo(a)pirene. Il forte vento ha anche strappato le reti antipolvere.
Intanto la foto shock di un grosso accumulo di polvere grigia, postata da un cittadino su Facebook, sta facendo il giro del web: "La situazione va avanti così dal 1961 - si legge -Siamo allo stremo". 

Intanto arriva un nuovo appello di Alessandro Marescotti, di Peacelink:
"PeaceLink chiede che il sindaco di Taranto si faccia soggetto promotore del principio 'chi inquina paga' in modo che chi gestisce l'ILVA risarcisca l'intera città per ogni giorno di Wind Days, quantificando tutti i danni diretti e indiretti provocati dalla paralisi delle attività cittadine causate dai Wind Days. Fra i danni arrecati alla collettività non bisogna dimenticare anche la mancata fruizione del servizio scolastico. Non è superfluo ricordare che la legge italiana punisce chi 'cagiona una interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico'. Recentemente anche i commercianti del quartiere Tamburi hanno lamentato una riduzione degli introiti durante i Wind Days. Il sindaco deve affidare ad enti super partes una quantificazione dei danni, da quelli sanitari (+25% di ricoveri dei bambini nei quartieri a rischio) a quelli economici e sociali provocati dall'inquinamento. Il sindaco ha una specifica responsabilità nell'applicazione del principio 'chi inquina paga' che gli deriva dall'articollo 3?ter del dlgs 152/2006. Tale articolo impone a tutti gli enti pubblici e privati e alle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, di garantire la tutela dell’ambiente, degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale attraverso una 'adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell’azione preventiva, della correzione in via prioritaria alla fonte dei danni causati all’ambiente, nonché al principio sopracitato che, ai sensi dell’articolo 174, comma 2, del Trattato dell’Unione Europea, regolano la politica della comunità in materia ambientale'. 
L'ILVA dovrebbe risarcire l'intera comunità se venisse accertato e quantificato un danno complessivo durante i Wind Days che rientri in questo principio. PeaceLink pertanto chiede che il sindaco faccia quantificare il danno sanitario, sociale ed economico complessivo per ogni Wind Day in modo da presentare il conto all'ILVA.
Se venisse compiuta tale quantificazione Arcelor Mittal non acquisterebbe più l'ILVA e lo stabilimento chiuderebbe per sempre. Infatti nessun privato sarebbe disposto ad acquistare un'azienda che debba contabilizzare nel bilancio gli attuali enormi costi e disagi scaricarti sull'intera comunità. Fino ad ora ILVA è rimasta sul mercato perché nessun sindaco si è fatto promotore di una quantificazione dei costi esterni dell'ILVA e di un'azione di risarcimento preventivo".

"Infine" conclude "PeaceLink considera di vitale importanza una capillare informazione sui rischi dei Wind Days e una diffusa della prevenzione primaria, in particolare fra le mamme del quartiere Tamburi, che riguardi la conoscenza della composizione chimica delle polveri con cui la popolazione entra in contatto".

Foto di Giuseppe Rondinelli dalla pagina Facebook "Taranto è lui".