I volontari tarantini dell' “Istituto per la Famiglia Onlus” e "Centro Betesda” saranno alla stazione ferroviaria per assistere e confortare gli indigenti
venerdì 12 agosto 2016
I volontari tarantini delle associazioni “Istituto per la Famiglia Onlus” e "Centro Betesda” saranno di nuovo nella stazione ferroviaria per assistere e confortare gli indigenti.
 
Cambia la “geografia” degli homeless nella stazione di Taranto: diminuiscono coloro che si sono “allontanati” dalla società, aumentano coloro che sono stati “respinti” dalla società.
 
Con i volontari in stazione ci sarà di nuovo Gionatan Scasciamacchia, già assessore ai Servizi Sociali del Comune di Taranto, ed è atteso il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno.

Da circa venti anni i volontari delle associazioni tarantine “Istituto per la Famiglia” Onlus e “Centro Betesda” si occupano dell’assistenza e del “recupero” dei clochard e degli homeless, persone con gravi problemi familiari alle spalle, o con un passato di tossicodipendenza o alcolismo, spesso anche di detenzione, dando loro una possibilità di “rifarsi una vita” presso il Centro Betesda.

Come fanno nelle serate in cui più si fa sentire la solitudine, in estate e nelle festività natalizie, anche sabato prossimo, 13 agosto, a partire dalle 20 i volontari saranno di nuovo nella stazione ferroviaria di Taranto per incontrare gli “ultimi”. Anche in questa serata ci sarà Gionatan Scasciamacchia, già assessore ai Servizi Sociali del Comune di Taranto, che ha esteso l’invito al sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, che già nella serata dell’antivigilia dello scorso Natale ha condiviso questa profonda esperienza di solidarietà e carità cristiana.

In questa occasione i volontari porteranno a tutti coloro che trascorrono la notte in solitudine, non solo generi di conforto, ma soprattutto la loro personale testimonianza della possibilità di poter ritrovare la via smarrita, la speranza di poter “cambiare vita” superando un difficile periodo esistenziale: molti volontari delle due associazioni tarantine, infatti, sono persone che una sera di tanti anni addietro hanno deciso di cogliere questa importante opportunità.

Sono persone che si sono “rifatte una vita” presso il Centro Betesda Onlus, in via Cesare Battisti a Taranto, una struttura in cui, fin dal 1997, queste persone con alle spalle storie di emarginazione, vivono insieme aiutandosi l’un l’altro, trovando nella parola di Cristo la forza per continuare il loro percorso di cambiamento e di redenzione, il tutto senza un euro di contributo pubblico, ma solo sostenendosi con il frutto dei lavoretti che riescono a fare e con le donazioni (C/C bancario IT72 E076 0115 80000 -1018939601 intesto a Centro Betesda Onlus C.F. 90225620732).

Angelo Guarino, presidente di “Istituto per la Famiglia” Onlus, ha spiegato che "sono anni che ci dedichiamo a loro e abbiamo attrezzato il Centro Betesda, una casa famiglia in cui forniamo un tetto e la certezza di pasti caldi. Non è solo assistenza fine a se stessa: il nostro obiettivo finale è la loro integrazione sociale e il recupero delle loro relazioni familiari e personali".

“Nel Centro Betesda – continua Angelo Guarino – cerchiamo di farli sentire utili e partecipi, non solo assistiti, inserendoli in diverse nostre attività, come il mercatino in cui, per finanziarci, vendiamo mobili e quant’altro recuperiamo da donatori, oggetti che i nostri ragazzi rimettono in sesto".

Angelo Guarino condivide questa sua riflessione: "un tempo, nella stazione di Taranto di notte trovavano riparo prevalentemente quei clochard che, per diversi motivi, avevano fatto una precisa scelta esistenziale, più o meno consapevole, rinnegando la società e vivendo ai suoi margini secondo un preciso stile di vita, persone che spesso avevo un profondo senso della dignità".

"Oggi invece troviamo – precisa Angelo Guarino – per lo più persone che sono state respinte dalla società: chi ha perso il lavoro ed è scivolato nell’indigenza, chi è stato allontanato dai parenti per diversi motivi, chi non riesce a uscire dal tunnel della droga o dell’alcol; si tratta di persone che, anche solo qualche anno addietro, avevano una cosiddetta vita normale e che oggi, vergognandosi di questa loro nuova condizione, strascinano stancamente la loro esistenza senza una speranza".

Angelo Guarino lancia poi un appello: "abbiamo sempre più bisogno di generi di prima necessità, come vestiario, soprattutto di alimentari di ogni genere per sfamare gli homeless e gli indigenti, ma anche detersivi personali e per la casa".