Un Daspo contro il caporalato, Minervini lancia la proposta per combattere questa piaga sociale
giovedì 27 agosto 2015

Un Daspo sui finanziamenti regionali per tutte le aziende che hanno a che fare con il caporalato. E’ quanto chiede Guglielmo Minervini, capogruppo di “Noi a Sinistra per la Puglia”, dopo i recenti fatti di cronaca avvenuti nelle campagne pugliesi.

«Niente soldi – si legge in una nota - a chi traffica con lo sfruttamento, anche in attuazione del rating di legalità previsto dalla legge regionale di promozione della legalità recentemente approvata. Una scelta forte specie ora che parte il nuovo ciclo di programmazione dei fondi europei. Gli incentivi vanno esclusivamente alle aziende che rispettano la dignità del lavoro».

Minervini continua spiegando che «sarebbe molto incisivo che lo stesso Daspo lo dichiarassero anche tutte le associazioni datoriali. Bisogna uscire dall'ipocrisia. Segnare una linea di demarcazione netta».

«Un segnale -  specifica nella nota - sarebbe la definizione tempestiva degli indici di congruità, bloccati da anni da un ostruzionismo incomprensibile e, ormai, alla luce del fenomeno, insopportabile. In Capitanata le aziende che dichiarano 0 giornate di lavoro per la raccolta dei pomodori sono circa 16.000, un oceano!».
Il consigliere regionale punta l’attenzione anche sugli ipermercati.

« C'è un terzo assente nel dibattito pubblico. Sono le catene degli ipermercati e le industrie di trasformazione. Anche il ministro Martina sta parlando di bollino etico nel suo piano. Ottimo. In quella platea si attiva la catena dello sfruttamento, anche quest'anno, imponendo il prezzo dei pomodori a 8 centesimi al chilo! Anche a loro la Regione dovrebbe dire, con nettezza, niente incentivi a chi non dimostra di disporre effettivi protocolli di controllo sul lavoro da parte dei produttori che conferiscono. Le associazioni dei consumatori potrebbero essere attivate per fare un lavoro di screening sui marchi e orientare a un consumo etico».

Infine Minervini parla dei controlli.

«Avere la certezza di essere stanati – conclude - è un deterrente fondamentale. Si possono stanziare risorse per sostenere un piano straordinario di repressione del caporalato, un'azione a tappeto, in accordo con quanto si sta stabilendo nel governo nazionale. Sono azioni che servono per non sprecare la grande ondata d’indignazione. Per dire che è vero il caporalato è un fenomeno atavico, radicato, diffuso. Un virus con cui l'economia agricola convive da secoli. Eppure, anche il caporalato si può debellare. E se si può, allora si deve. Il giorno in cui avverrà avremo non solo un lavoro più dignitoso ma anche un'agricoltura più competitiva».