«Io, malato di tumore, costretto a dormire in strada», la denuncia del 58enne operato di cancro al Perrino
domenica 7 giugno 2015
Quando è stato sfrattato dallo stabile di via Ottaviano 50, Maurizio Pochi, 58enne brindisino senza fissa dimora, non sapeva ancora di essere malato.

Era la fine del gennaio scorso e, a causa dell'inagibilità del palazzo, finì col dormire in strada, sulle panchine nei pressi del Comune di Brindisi. «Poco dopo essere stato sfrattato ho scoperto di essere malato: ho perso la casa alla fine di gennaio e, dopo pochissime settimane, all'inizio di febbraio, ho cominciato a sentire male allo stomaco, fino a non reggermi più in piedi. Non riuscivo neanche a camminare. Ho chiamato un mio amico, anche lui sfrattato, che mi ha consigliato di avvisare il 118. In ospedale, mi hanno ricoverato nel reparto di Medicina e, dopo gli accertamenti, mi è stato diagnosticato un cancro allo stomaco. Sono tornato in strada fino ad aprile, quando sono stato chiamato per l'operazione: ho passato 40 giorni in un letto di Chirurgia e, ora, sono di nuovo in strada. Degli amici, fortunatamente mi hanno dato delle coperte e dei cuscini per stare un po' più comodo ma, quando arriverà l'inverno, come farò? Mi alzo alle 4 per andarmi a lavare alla fontana e, se penso ai mesi freddi, non so come riuscirò ad andare avanti».

Il motivo dello sfratto non è la morosità dell'inquilino Pochi, come lui stesso riferisce. «Lo stabile dove ho abitato per 14 anni, in via Ottaviano, è stato dichiarato inagibile e, quindi, siamo stati sfrattati in tanti da quel palazzo. Ora, però, se ci si passa davanti, si può vedere che è tutt'altro che vuoto visto che ci vivono dei migranti. Io occupavo una stanza e una cucina e pagavo 220 euro al mese; negli stessi spazi in cui vivevo io, ora, ci sono circa 10 stranieri che pagano 100 euro a cranio, incrementando gli incassi del padrone di casa, che passano da quello che era il mio canone, per arrivare fino a 1000 euro».

L'odissea abitativa del 58enne non si esaurisce con lo sfratto, anzi, ha radici che affondano molto più indietro nel tempo e che incrociano la burocrazia della pubblica amministrazione. «Nel 2007 sono risultato assegnatario di una casa popolare ma, a oggi, dall'ufficio casa del Comune di Brindisi, non si ha alcuna notizia di questo alloggio: ho il presentimento che non metterò mai piede in questo fantomatico appartamento».

Pochi, in conclusione, rivolge alle istituzioni un ultimo, accorato, appello, affinché situazioni come la sua, che paiono essere non poche, visto che il 58enne usa sempre il plurale quando parla degli sfrattati, vengano risolte. «Le istituzioni devono occuparsi di noi, degli sfrattati. Abbiamo come la sensazione di essere un peso per la politica. Il sindaco di Brindisi, Mimmo Consales, ci avverte come una palla al piede, tanto che, quando si tiene il Consiglio Comunale e noi ci affacciamo in aula, fa intervenire la polizia per farci sgomberare».

Immagine di repertorio