Un braccialetto “Made in carcere” al polso di Papa Francesco
giovedì 16 aprile 2015
I tessuti “made in carcere” al pranzo del Papa a Poggioreale: Papa Francesco accetta e indossa il dono.

“Non fatevi rubare la speranza”. È questa la frase scelta dal Papa per il suo braccialetto bianco, realizzato in tiratura limitata, cucito come sempre con tessuti di recupero dalle detenute di “Made in Carcere” di Borgo San Nicola - Lecce.

I braccialetti, 300 in tutto, pensati in questa versione proprio in occasione della visita del Pontefice nel penitenziario di Poggioreale, a Napoli, lo scorso 21 marzo, sono stati consegnati dalla fondatrice di Made in carcere, Luciana Delle Donne, ai 120 detenuti partecipanti al pranzo, finendo, poi, anche al polso di Bergoglio. Il Papa lo ha indossato accogliendo la proposta del recluso, suo connazionale, che gli sedeva accanto. L’iniziativa è stata resa possibile anche grazie alla collaborazione del direttore dell'istituto penitenziario di Poggioreale, Antonio Fullone, e del cappellano, don Franco Esposito.

La foto del pontefice con indosso il braccialetto è stata postata difatti su Facebook lo scorso 10 aprile proprio da Don Franco.

 Per l’occasione, oltre ai bianchi braccialetti, la cooperativa ha realizzato anche, sempre con tessuti di recupero, le tovaglie per il pranzo. Stessi colori e stessa frase, infatti, anche per le cinque tovaglie da 20 metri e per le 120 tasche portatovagliolo cucite per l’occasione dal reparto femminile per detenute in regime di alta sicurezza della casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, con tessuti donati loro da Officina Creativa.

“Nella vita non bisogna mai spaventarsi delle cadute, l'importante è sapersi sempre rialzare” ha detto il pontefice rivolgendosi ai reclusi.  “Per noi è stato un sogno e poi uno straordinario regalo poterlo incontrare” racconta dice Luciana Delle Donne “Crediamo da sempre nella seconda chance di cui lui stesso ha parlato ai carcerati. Quella che diamo ai tessuti di scarto, a cui restituiamo vita, e, ancor di più, quella che offriamo alle detenute che, imparando un nuovo mestiere, hanno la possibilità di ‘reinventarsi’ e reinserirsi nel contesto sociale, avviando un concreto percorso di riavvicinamento al mondo del reale”.